Torta salata alla zucca, ricotta e maggiorana

La farina di grano tenero può essere più o meno raffinata. A seconda delle diverse parti estratte dal chicco, si classifica con dei numeri che vanno dallo 00 (che indica la farina più bianca, ottenuta dalla sola parte centrale amidacea del chicco), mentre crusca e germe di grano sono contenuti in percentuali crescenti nei tipi 0, 1 e 2 (la semi-integrale), e interamente nella farina integrale, che si ottiene dal chicco macinato intero. Più alto è il numero del tipo di farina, maggiore sarà il suo contenuto in fibre e nutrienti, minore l’apporto calorico e più basso l’indice glicemico.
La farina di tipo 1 è un buon compromesso in cucina, perché è adatta a preparazioni salate, lievitati come pane, pizze e focacce e dolci rustici. Naturalmente qualsiasi sia il tipo di farina scelta, va sempre preferita quella macinata a pietra in un mulino artigianale.

Torta salata alla zucca, ricotta e maggiorana

INGREDIENTI PER 4-6 PERSONE

200 g di farina di grano tenero di tipo 1
100 g di burro
500 g di zucca mantovana
3 uova
250 g di ricotta
120 g di parmigiano reggiano
1 cucchiaino di maggiorana essiccata
olio extravergine di oliva, sale, pepe bianco

PREPARAZIONE

1. Impastate la farina col burro, un quarto di cucchiaino da caffè di sale e 50 ml di acqua fredda, formate una palla e lasciatela riposare in frigo per mezz’ora.
2. Nel frattempo sbucciate la zucca, eliminate gli eventuali semi, tagliatela a tocchetti e cuocetela al vapore. Lasciatela quindi raffreddare e passatela al passaverdure.
3. Mescolate la ricotta con le uova sbattute, la maggiorana, il parmigiano, la purea di zucca e regolate di sale e pepe.
4. Stendete la pasta a uno spessore di circa 3 mm su un foglio di carta da forno e senza staccarla dalla carta foderatevi uno stampo del diametro di 22 cm.
5. Versatevi il composto, livellate la superficie e cuocete la torta in forno preriscaldato a 175° per 45 minuti circa.

I componenti “bioattivi” degli alimenti

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  1. Domanda 1 di 10
    1. Domanda

    Sai cosa sono i componenti bioattivi degli alimenti?

    Esatto

    I componenti bioattivi sono sostanze presenti negli alimenti che si suppone siano in grado di esercitare, attraverso differenti attività biologiche, un’influenza positiva sulla salute dell’uomo, contribuendo al mantenimento di un buono stato di salute.

    Sbagliato

    I componenti bioattivi sono sostanze presenti negli alimenti che si suppone siano in grado di esercitare, attraverso differenti attività biologiche, un’influenza positiva sulla salute dell’uomo, contribuendo al mantenimento di un buono stato di salute.

  2. Domanda 2 di 10
    2. Domanda

    I componenti bioattivi sono nutrienti?

    Esatto

    Alcuni nutrienti, ad esempio gli ac.grassi polinsaturi omega 3, sono considerati bioattivi nel senso che sono in grado di influenzare positivamente la salute al di là del loro ruolo strettamente nutrizionale, altri bioattivi, quali i carotenoidi, i fitosteroli, le antocianine, ecc., non sono invece considerati nutrienti.

    Sbagliato

    Alcuni nutrienti, ad esempio gli ac.grassi polinsaturi omega 3, sono considerati bioattivi nel senso che sono in grado di influenzare positivamente la salute al di là del loro ruolo strettamente nutrizionale, altri bioattivi, quali i carotenoidi, i fitosteroli, le antocianine, ecc., non sono invece considerati nutrienti.

  3. Domanda 3 di 10
    3. Domanda

    I componenti bioattivi si trovano solo negli alimenti di origine vegetale?

    Esatto

    Seppure la maggior parte dei bioattivi ad oggi conosciuti sia di origine vegetale (essi vengono anche definiti fitochimici), anche gli alimenti di origine animale ne contengono. Ad esempio, alcuni peptidi derivati dalla caseina, una delle principali proteine presenti nel latte e derivati, o la carnosina presente nella carne sono considerate molecole potenzialmente bioattive.

    Sbagliato

    Seppure la maggior parte dei bioattivi ad oggi conosciuti sia di origine vegetale (essi vengono anche definiti fitochimici), anche gli alimenti di origine animale ne contengono. Ad esempio, alcuni peptidi derivati dalla caseina, una delle principali proteine presenti nel latte e derivati, o la carnosina presente nella carne sono considerate molecole potenzialmente bioattive.

  4. Domanda 4 di 10
    4. Domanda

    Sai quanti sono i componenti bioattivi conosciuti?

    Esatto

    Il numero di molecole che si presume possano avere una bioattività è enorme, ma tale attività è stata scientificamente dimostrata solo per poche di esse. In tutto il mondo, le ricerche in questo campo sono innumerevoli perché tutta la comunità scientifica riconosce l’enorme potenzialità dei bioattivi per nel mantenere lo stato di salute.

    Sbagliato

    Il numero di molecole che si presume possano avere una bioattività è enorme, ma tale attività è stata scientificamente dimostrata solo per poche di esse. In tutto il mondo, le ricerche in questo campo sono innumerevoli perché tutta la comunità scientifica riconosce l’enorme potenzialità dei bioattivi per nel mantenere lo stato di salute.

  5. Domanda 5 di 10
    5. Domanda

    Conosci le principali attività dei bioattivi?

    Esatto

    Le attività dei bioattivi sono molteplici; molti possono ridurre fattori di rischio di malattie correlate all’alimentazione. Ad esempio ipertrigliceridemia ed ipercolesterolemia, fattori di rischio cardiovascolari.

    Sbagliato

    Le attività dei bioattivi sono molteplici; molti possono ridurre fattori di rischio di malattie correlate all’alimentazione. Ad esempio ipertrigliceridemia ed ipercolesterolemia, fattori di rischio cardiovascolari.

  6. Domanda 6 di 10
    6. Domanda

    Occorre introdurre una determinata quantità di bioattivi per avere un effetto?

    Esatto

    Anche questo dipende dal bioattivo. Sicuramente esiste una “dose efficace” anche per i bioattivi, nel senso che se introduciamo una quantità inferiore rispetto a quella efficace non avremo alcun risultato. Per molti bioattivi la dose efficace non è ancora conosciuta, per altri quali fitosteroli e fitostanoli, essa è invece già stata stabilita.

    Sbagliato

    Anche questo dipende dal bioattivo. Sicuramente esiste una “dose efficace” anche per i bioattivi, nel senso che se introduciamo una quantità inferiore rispetto a quella efficace non avremo alcun risultato. Per molti bioattivi la dose efficace non è ancora conosciuta, per altri quali fitosteroli e fitostanoli, essa è invece già stata stabilita.

  7. Domanda 7 di 10
    7. Domanda

    Sai chi decide quali componenti alimentari possono essere definite bioattivi?

    Esatto

    In Europa, tale decisione viene presa dagli esperti scientifici sui prodotti dietetici, l’alimentazione e le allergie (gruppo NDA) dell’EFSA, sulla base di dossier scientifici che riportano prove a favore della bioattività di particolari componenti. Ad esempio, gli esperti scientifici NDA hanno affermato che il colesterolo nel sangue può essere ridotto in media dal 7 al 10,5% consumando da 1,5 a 2,4 grammi di steroli e stanoli vegetali al giorno, e che l’effetto è generalmente accertato entro le prime 2-3 settimane.

    Sbagliato

    In Europa, tale decisione viene presa dagli esperti scientifici sui prodotti dietetici, l’alimentazione e le allergie (gruppo NDA) dell’EFSA, sulla base di dossier scientifici che riportano prove a favore della bioattività di particolari componenti. Ad esempio, gli esperti scientifici NDA hanno affermato che il colesterolo nel sangue può essere ridotto in media dal 7 al 10,5% consumando da 1,5 a 2,4 grammi di steroli e stanoli vegetali al giorno, e che l’effetto è generalmente accertato entro le prime 2-3 settimane.

  8. Domanda 8 di 10
    8. Domanda

    E’ facile arrivare ad introdurre la dose efficace di un componente bioattivo?

    Esatto

    Purtroppo generalmente non è facile, perché queste sostanze sono presenti in piccole quantità negli alimenti di comune consumo. Per questo motivo esistono prodotti, come gli integratori alimentari e i c.d. “alimenti funzionali” che sono formulati in maniera tale da consentire di introdurre la dose efficace di una determinata sostanza bioattiva.

    Sbagliato

    Purtroppo generalmente non è facile, perché queste sostanze sono presenti in piccole quantità negli alimenti di comune consumo. Per questo motivo esistono prodotti, come gli integratori alimentari e i c.d. “alimenti funzionali” che sono formulati in maniera tale da consentire di introdurre la dose efficace di una determinata sostanza bioattiva.

  9. Domanda 9 di 10
    9. Domanda

    E’ possibile sapere se una determinata sostanza è realmente riconosciuta essere bioattiva su basi scientifiche?

    Esatto

    Per facilitare il consumatore, il Parlamento Europeo ha emanato uno specifico regolamento inerente le indicazioni (claim) nutrizionali e salutistiche che possono essere presenti sui prodotti alimentari. Le indicazioni nutrizionali si basano sul contenuto dei nutrienti di un prodotto, quelle salutistiche sulle funzioni, fisiologiche, di determinati nutrienti o bioattivi presenti. I claim salutistici sono ammessi solo per le molecole per cui è stata scientificamente dimostrata una bioattività.

    Sbagliato

    Per facilitare il consumatore, il Parlamento Europeo ha emanato uno specifico regolamento inerente le indicazioni (claim) nutrizionali e salutistiche che possono essere presenti sui prodotti alimentari. Le indicazioni nutrizionali si basano sul contenuto dei nutrienti di un prodotto, quelle salutistiche sulle funzioni, fisiologiche, di determinati nutrienti o bioattivi presenti. I claim salutistici sono ammessi solo per le molecole per cui è stata scientificamente dimostrata una bioattività.

  10. Domanda 10 di 10
    10. Domanda

    Quindi, tutti i prodotti che contengono un determinato componente possono recare un’indicazione salutistica?

    Esatto

    Assolutamente no. Per poter apporre l’indicazione è necessario che il componente in questione sia presente in quantità stabilite dal Regolamento Europeo. Ad esempio, un prodotto contenente DHA, un ac. grasso polinsaturo omega-3, potrà utilizzare l’indicazione “Il DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale” solo se contiene almeno 40 mg di DHA per 100 g e per 100 kcal. Questa è una tutela del consumatore verso le false promesse, ed è quindi sempre più importante leggere attentamente quanto riportato sulle confezioni dei prodotti alimentari.

    Sbagliato

    Assolutamente no. Per poter apporre l’indicazione è necessario che il componente in questione sia presente in quantità stabilite dal Regolamento Europeo. Ad esempio, un prodotto contenente DHA, un ac. grasso polinsaturo omega-3, potrà utilizzare l’indicazione “Il DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale” solo se contiene almeno 40 mg di DHA per 100 g e per 100 kcal. Questa è una tutela del consumatore verso le false promesse, ed è quindi sempre più importante leggere attentamente quanto riportato sulle confezioni dei prodotti alimentari.

Budino all’amaretto con salsa inglese e ananas

In alternativa alla salsa inglese potete servire questo budino con una salsa di cioccolato fondente fuso e diluito con panna fresca, che si abbina benissimo anche all’ananas.

Budino all’amaretto con salsa inglese e ananas

INGREDIENTI PER 8 PERSONE
1 litro e 1/4 di latte intero
1 baccello di vaniglia
120 g di amaretti
100 g di savoiardi
220 g di zucchero
4 uova e 4 tuorli
1 piccolo ananas

PREPARAZIONE
1. Portate a ebollizione il latte con il baccello di vaniglia, quindi spegnete il fuoco e versatene 2,5 dl in una ciotola. Estraete il baccello e tagliatelo a metà nel senso della lunghezza, con un coltello a lama liscia grattate i semini interni, aggiungeteli ai 2,5 dl di latte bollente e tenete in caldo.
2. Montate 4 uova con 140 g di zucchero e incorporatevi il litro di latte senza vaniglia, i savoiardi e gli amaretti macinati. Imburrate uno stampo ad anello di 26 cm di diametro e versatevi il composto. Cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 175° per 45 minuti circa (prima di sfornare fate la prova dello stecchino) poi estraete lo stampo dall’acqua, lasciate raffreddare il budino e mettetelo in frigo.
3. Nel frattempo preparate la salsa inglese: montate i tuorli con lo zucchero rimasto, poi incorporatevi i 2,5 dl di latte bollente e trasferite il composto in una casseruola a fondo spesso. Cuocete a fiamma media mescolando continuamente fino a quando la crema vela il cucchiaio. Lasciate raffreddare e conservatela in frigo.
4. Al momento di servire sbucciate l’ananas, eliminate il torsolo centrale, affettate la polpa e tagliatela a tocchetti. Sformate il budino e servitelo con la salsa inglese e l’ananas.

Gazpacho ai tre pomodori

Potete trasformare questo famoso piatto spagnolo in un piatto unico aggiungendo della stracciatella da versare sul fondo prima del gazpacho e servendo a parte dei cubettini di pane tostato oppure del couscous appena tiepido o freddo. In alternativa potete aggiungere dei calamaretti o filettini di pesce fritti, o se preferite restare sulle basse temperature una tartara di pesce da appoggiare al centro del gazpacho.

Gazpacho ai tre pomodori

INGREDIENTI PER 4 PERSONE
350 g di pomodori cuore di bue
350 g di pomodori San Marzano
350 g di pomodori ciliegini
1 peperone verde
½ peperone giallo
2 cetrioli
6 cipollotti
1 spicchio d’aglio novello
3 cm di radice fresca di zenzero
½ limone
1 ciuffo di coriandolo
olio extravergine di oliva, sale fine, fior di sale, pepe bianco

PREPARAZIONE
1. Scartate i semi e i piccioli dei peperoni, spuntate e sbucciate i cetrioli.
2. Estraete il succo da: un cetriolo, mezzo peperone verde, lo spicchio d’aglio e lo zenzero, utilizzando preferibilmente un estrattore (se non lo avete usate una centrifuga).
3. Sbucciate i pomodori, eliminate i semi e passateli al passaverdure. Aggiungete i succhi, spruzzate di limone a piacere e regolate di sale e pepe. Mettete in frigo.
4. Al momento di servire tagliate a dadini molto piccoli i cipollotti, i peperoni e il cetriolo rimasti.
5. Versate il gazpacho nelle ciotole individuali, distribuite al centro i dadini di verdura, condite con un filo d’olio e un pizzico di fior di sale e cospargete con le foglie di coriandolo tagliate con un paio di forbici.

Risotto alla birra con pesce spada e verdurine

Il finocchietto selvatico ha foglie piumose dall’aroma di anice e simili all’aneto, che si abbinano molto bene al pesce e alle carni bianche ma anche alla pasta, al cous cous, alle verdure…

Fiorisce durante la primavera-estate con un insieme di piccoli fiorellini gialli eduli riuniti a ombrello, profumati e molto graziosi, staccateli con le forbici e aggiungeteli freschi ai vostri piatti.

 

 INGREDIENTI PER 4 PERSONE

400 g di Carnaroli

300 g di filetto di pesce spada

1 bicchiere di birra Blanche

4 dl di brodo di verdure

1 pomodoro cuore di bue

150 g di pisellini freschi sgranati

1 zucchina

2 cipollotti

1 ciuffo di finocchietto

1 fiore di finocchietto (facoltativo)

olio extravergine di oliva, sale, pepe bianco

 

PREPARAZIONE

  1. Fate dorare i cipollotti tritati in 2 cucchiai d’olio.
  2. Rosolate a parte il riso in 3 cucchiai d’olio fino a quando inizia a diventare traslucido, quindi bagnatelo con la birra e lasciatela ritirare.
  3. Unite i piselli, la zucchina tagliata in quattro nel senso della lunghezza e affettata a triangolini, i cipollotti e bagnate via via col brodo bollente mescolando di tanto in tanto.
  4. Quando il risotto è al dente aggiungete il pesce spada privato della pelle e tagliato a tocchetti, il pomodoro senza semi tagliato a dadini e le foglie di finocchietto tagliate con un paio di forbici. Regolate di sale e pepe e lasciate insaporire un minuto a fuoco spento, distribuite il risotto nei piatti e se siete nella stagione della fioritura cospargetelo coi fiorellini di finocchietto.

Con eleuterococco e rodiola un pieno di energia!

Con l’arrivo dei primi caldi, ci si trova spesso a dover affrontare disturbi come la spossatezza, l’apatia e l’irritabilità. Tutto ciò è legato principalmente al cambio di stagione: l’organismo deve affrontare uno stress legato a una diversa alternanza di luce e buio e alle temperature che iniziano gradualmente a salire. Per affrontare la nuova stagione e i cambiamenti che essa porta con sé, si necessita di molta più energia rispetto a quella utilizzata normalmente, provocando così, all’interno dell’organismo, stati di sonnolenza e stanchezza.

Il calo psico-fisico è una condizione molto diffusa in questa stagione. I sintomi tipici sono rappresentati da ansia, calo della memoria e delle prestazioni mentali in genere, oltre alle già menzionate sonnolenza, svogliatezza e inappetenza” – spiega il prof. Antonello Sannia, Presidente della Società di Medicina Naturale.  “Un supporto per ritrovare il benessere psico-fisico arriva dalle piante” – aggiunge l’esperto.

A questo proposito, Integratori & Salute, in collaborazione con il prof. Sannia, fornisce alcuni consigli per ritrovare le energie perse.

L’eleuterococco, originario dalla Siberia e dalla Mongolia, se preso due volte al giorno, mattina e primo pomeriggio, ha un’azione energizzante e aiuta ad incrementare la resistenza allo stress. A livello cerebrale, stimola l’attenzione e la concentrazione migliorando, di conseguenza, la performance mentale; in più favorisce il sistema immunitario con una stimolazione dell’attività dei globuli bianchi” – precisa il prof. Sannia.

Altra pianta, che ci viene in aiuto, è il lepidium meyenii. Si tratta di un tubero che cresce sulle Ande e viene utilizzato sia per le sue proprietà nutritive sia per quelle toniche ed energizzanti. L’assunzione ideale, la mattina presto e primo pomeriggio, in questo modo si può vedere maggiormente la sua efficacia.

Con l’inizio della bella stagione, aumentano le occasioni di poter praticare sport all’aperto per più momenti settimanali. Un aiuto in più per mantenere la normale funzione muscolare, evitando dolori, e la pressione sanguina ci viene dai cibi ricchi di potassio come banane, pomodori secchi e ceci. Sottolinea il prof. Sannia: “Un altro aiuto verde per questo argomento viene dalla rodiola, da assumere sempre al mattino e metà pomeriggio, data la sua azione tonica psico-fisica: accorcia il tempo di recupero muscolare e aumenta la sintesi di proteine nei muscoli”.

Si ricorda che in ogni periodo dell’anno, ancor più se si tratta di mesi interessati da cambi di stagione come quello che stiamo vivendo, bisogna assumere un giusto quantitativo di fibre, pari a trenta grammi negli adulti – nei bambini la quantità è inferiore, poiché hanno la funzione di regolare l’intestino, favoriscono la crescita di batteri buoni e rallentano l’assorbimento di grassi e zuccheri.

Savarin alle fragole e ricotta alla panna

INGREDIENTI PER 8 PERSONE

400 g di farina

30 g di lievito di birra

3 cucchiai di latte

150 g di zucchero semolato

un cucchiaio di zucchero al velo

3 uova

100 g di burro

1 vaschetta di fragole

1,5 dl di panna fresca

200 g di ricotta di pecora

1 cucchiaio di zucchero al velo

1 bicchierino di liquore all’arancia

1 foglia di alloro

la scorza di 1 limone non trattato

 

PREPARAZIONE

Impastate la farina con il lievito di birra sciolto nel latte tiepido, le uova, 50 g di zucchero semolato e il burro fuso. Lavorate l’impasto per qualche minuto, formate una palla, ungetela d’olio e lasciatela lievitare per mezz’ora in una ciotola unta d’olio, facendo aderire alla superficie dell’impasto un foglio di pellicola trasparente.

  1. Riprendete la pasta, eliminate la pellicola, formate un filone e ponetelo in uno stampo imburrato a forma di anello del diametro di 22 cm, coprite nuovamente con un foglio di pellicola per alimenti e lasciate lievitare altre 2 ore.
  2. Togliete delicatamente la pellicola e cuocete il savarin in forno preriscaldato a 200° per circa 40 minuti. Nel frattempo preparate la bagna: scaldate 2 dl d’acqua con lo zucchero semolato rimasto, la foglia di alloro e la scorza di limone e appena raggiunge l’ebollizione spegnete il fuoco e appena si raffredda aggiungete il liquore.
  3. Tagliate le fragole a tocchetti scartando i piccioli. Passate la ricotta al setaccio. Montate la panna con lo zucchero al velo e incorporatela alla ricotta.
  4. Sformate il savarin su una gratella e lasciatelo intiepidire, quindi spennellatelo con la bagna. Trasferitelo sul piatto di portata e appena prima di servire riempite il centro con la crema di ricotta e le fragole.

 

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