Alopecia: dai semi di zucca un aiuto per la calvizie maschile
L’alopecia androgenetica o calvizie comune è un diradamento della capigliatura dovuto alla riduzione del fusto del capello. Nella razza bianca interessa circa il 60% degli uomini sotto i 30 anni e il 70% dopo questa età.
La calvizie comune è strettamente legata all’attività di un enzima (5alfa-reduttasi di tipo II) che trasforma il testosterone in un’altra sostanza (DHT) che a sua volta si lega a dei recettori specifici localizzati nel follicolo pilifero, determinandone la diminuzione e favorendo una iperproduzione di sebo. Conseguentemente si manifesta una riduzione della fase di crescita del capello (ANAGEN), dovuta ad un soffocamento indotto dal sebo in eccesso, ed il capello si presenta più sottile, deteriorato, senza possibilità di crescita, fino all’involuzione e alla caduta.
Quindi gli ormoni maschili, mentre da una parte fanno comparire barba e peli durante l’adolescenza, possono provocare anche l’inizio della caduta dei peli/capelli stessi in età più avanzata. I semi di zucca (“Cucurbita pepo L”) sono naturalmente ricchi di sostanze quali fitosteroli, fitoestrogeni, acidi grassi, polisaccaridi e flavonoidi, che si suppone abbiano un’attività anti-infiammatoria, antiossidante e regolatrice del metabolismo del colesterolo.
Un recente studio, pubblicato su Urologia Internationalis, ha valutato gli effetti dell’olio di semi di zucca sulla modulazione del metabolismo del testosterone e sulla riduzione degli effetti causati dalla sua trasformazione in DHT, come l’alopecia e l’ipertrofia prostatica.
In questo recente studio, ratti maschi adulti hanno assunto per 2 settimane consecutive un olio estratto da semi di zucca (2.5 ml/kg/giorno) oppure un placebo. Al termine della sperimentazione sono stati valutati il peso della prostata (determinante dell’ipertrofia prostatica) ed i livelli totali di proteine (poiché la sintesi proteica è un fattore dipendente dal testosterone. I ratti cui era stato somministrato olio di semi di zucca presentavano valori proteici e peso della prostata significativamente più bassi rispetto al gruppo di controllo. Questi risultati indicano che il trattamento con estratti di semi di zucca agisce positivamente nelle patologie testosterone dipendenti, perché è in grado di inibire l’azione dell’enzima “5alfa-reduttasi di tipo II”. E’ pertanto ipotizzabile che l’estratto di semi di zucca sia un inibitore degli effetti indotti dall’azione dell’ormone androgeno, tra cui la calvizie comune.
Anche se al momento non vi sono dati inerenti l’utilizzo dell’olio estratto da semi di zucca in soggetti umani, questo studio indica la possibilità di una nuova soluzione naturale a uno dei problemi più diffusi nella popolazione maschile nel mondo occidentale: la calvizie comune o alopecia.
A cura della prof. Alessandra Bordoni (Dietologa), e dr.a Marta Baldini (Esperta in nutrizione ed attività fisica )
Riferimenti Bibliografici Tsai YS, Tong YC, Cheng JT, Lee CH, Yang FS, Lee HY. Pumpkin seed oil and phytosterol-F can block testosterone/prazosin-induced prostate growth in rats. Urol Int. 2006;77:269-274.
Ruolo benefico degli omega-3 nello sviluppo cognitivo nel bambino e a sostegno nell’anziano
Gli acidi grassi Omega-3 (o PUFA n-3), insieme agli Omega-6, costituiscono una categoria di acidi grassi essenziali indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo. Numerosi e riconosciuti sono gli effetti benefici degli Omega-3 sul sistema cardiocircolatorio, ma non solo: gli acidi grassi Omega-3 svolgono anche un importante ruolo nel sistema nervoso.
Il cervello umano ha un elevato contenuto di acidi grassi, fondamentali per il suo normale sviluppo e il mantenimento delle sue funzioni. Gli acidi grassi polinsaturi Omega-3 sono importanti componenti delle membrane delle cellule nervose e partecipano ad alcune attività celebrali: ad esempio agiscono sulla fluidità delle membrane cellulari e regolano la produzione di neurotrasmettitori e neuropeptidi, sostanze che trasportano le informazioni tra le cellule del sistema nervoso. Sulla base di queste evidenze scientifiche l’utilizzo di integrazioni a base di Omega-3 è aumentato notevolmente negli ultimi anni al fine di migliorare lo sviluppo cognitivo del bambino e di contrastare, all’avanzare dell’età, lo sviluppo di alcune patologie degenerative del sistema nervoso, quali il Parkinson e l’ Alzheimer.
Se gli acidi grassi Omega-6 vengono assunti regolarmente nella quotidiana alimentazione, essendo contenuti negli olii vegetali di cui gli italiani fanno largo uso, lo stesso non si può invece dire degli acidi grassi Omega-3, assunti invece in quantità assai minori nella nostra dieta. Questi ultimi si trovano soprattutto nel pesce – principalmente salmone, acciughe, sardine, aringhe, sgombri, trota, pescespada, tonno, sogliola, platessa, merluzzo – nei crostacei, nel tofu, nelle mandorle e nelle noci, come anche in alcuni olii vegetali come l’olio di semi di lino, l’olio di nocciole e l’olio di colza. L’apporto nutrizionale di Omega-3 è però piuttosto scarso nella maggior parte dei paesi occidentali: da ciò deriva la raccomandazione a consumare pesce almeno due volte alla settimana e l’indicazione di una eventuale supplementazione con integratori, sia durante la gravidanza e l’allattamento, a sostegno dello sviluppo del sistema nervoso del bambino, sia nella popolazione anziana per favorire la prevenzione di patologie neurodegenerative.
Una recente revisione scientifica dei dati presenti in letteratura (Eilander et al,2007) ha analizzato gli effetti di una supplementazione per 19 settimane con 1.2 g/al giorno di acido docosaesaenoico (DHA), l’acido grasso polinsaturo della serie Omega-3 maggiormente presente nelle strutture nervose, o con 4.7 g/al giorno di acido linoleico (LA), un acido grasso polinsaturo della serie Omega-6, in donne nell’ultimo periodo di gravidanza e durante primi 3 mesi di allattamento. Gli effetti sono stati valutati nei bambini nati da queste donne rispetto ai figli delle donne del gruppo di controllo, che non avevano ricevuto supplementazioni. Gli elettroencefalogrammi effettuati da 2 giorni a 9 mesi dalla nascita non presentavano differenze tra i diversi gruppi. All’età di 4 anni, però, i figli delle donne che avevano ricevuto la supplementazione con Omega-3 manifestavano capacità cognitive significativamente maggiori ed un quoziente intellettivo superiore di 4 punti rispetto ai bambini figli delle donne del gruppo di controllo e di quelle che avevano assunto Omega-6. Questo studio suggerisce l’esistenza di effetti positivi sul bambino di un’integrazione materna con Omega-3 effettuata durante la gestazione e l’allattamento; tali effetti appaiano tardivamente, cioè quando le capacità cognitive sono più mature – intorno all’età di 4 anni o più – e i test psicometrici cognitivi hanno un più alto potere discriminante.
Un adeguato apporto giornaliero di Omega-3 può anche avere effetti importanti sul mantenimento delle normali funzioni cognitive e sulla prevenzione di patologie neurologiche degenerative nell’ anziano. Uno studio italiano (Panza et al, 2008), ha valutato la relazione tra apporto giornaliero di Omega-3 e declino delle capacità cognitive con l’avanzare dell’età. 5632 soggetti, maschi e femmine, di età compresa tra i 65 e 84 anni, sono stati suddivisi per classi di età. All’inizio dello studio e dopo un anno sono state valutate nei diversi soggetti l’introduzione dietetica di Omega-3, mediante un questionario nutrizionale, e alcune capacità cognitive: memoria, orientamento spazio temporale, attenzione, fluidità di parola e velocità di elaborazione cognitiva. Gli anziani a maggiore introduzione dietetica di Omega-3 hanno evidenziato un più lento declino di specifiche capacità cognitive: sembrerebbe perciò evidente l’associazione tra alti valori di introduzione di Omega-3 e mantenimento di livelli significativamente più elevati dello stato cognitivo.
A cura della prof. Alessandra Bordoni (Dietologa), e dr.a Marta Baldini (Esperta in nutrizione ed attività fisica )
Riferimenti Bibliografici Eilander, A., D. C. Hundscheid, et al. (2007). “Effects of n-3 long chain polyunsaturated fatty acid supplementation on visual and cognitive development throughout childhood: a review of human studies.” Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids 76(4): 189-203. Panza, F., C. Capurso, et al. (2008). “S-adenosylhomocysteine and polyunsaturated fatty acid metabolism in predementia syndromes and Alzheimer’s disease.” Neurobiol Aging 29(3): 478-80.
Un’abbronzatura sicura con il consumo del licopene, un carotenoide naturale.
Il licopene appartiene al gruppo di carotenoidi naturali, molecole di origine vegetale che l’uomo non è in grado di sintetizzare e che quindi deve introdurre con l’alimentazione. I carotenoidi sono presenti in elevate quantità in alimenti quali frutta, ortaggi e verdure a foglia verde; in particolare, il licopene si riscontra soprattutto nel pomodoro e nei suoi derivati, nell’anguria, nel pompelmo rosa, nella papaia: infatti è il pigmento principalmente responsabile del colore rosso intenso tipico di questi prodotti.
Diversi studi hanno evidenziato l’importanza del consumo dietetico di licopene al fine di preservare la salute e il benessere fisico, prevenendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari e di alcune forme tumorali, ed alcuni autori hanno riportato che un consumo abbondante di questo carotenoide ha effetti positivi anche a livello dermatologico, in particolare nella prevenzione dei danni derivati alla cute in seguito all’esposizione alla luce UV (eritemi solari, scottature, ma anche invecchiamento precoce fotoindotto).
Il licopene possiede un’altissima capacità antiossidante, ma la sua azione è in parte limitata dalla bassa biodisponibilità, ossia dal fatto che esso è poco assorbito a livello intestinale dopo l’introduzione con gli alimenti. A differenza di altre molecole antiossidanti, che risentono in modo negativo del trattamento termico degli alimenti, il licopene ha però una particolarità: la cottura dell’alimento ne aumenta la biodisponibilità, e per questo la salsa di pomodoro è considerata una miglior fonte di licopene rispetto al pomodoro crudo. L’utilizzo di integratori rappresenta un altro modo di assumere licopene in forma biodisponibile.
Un recente articolo scientifico (Stahl and Sies 2007) ha analizzato gli effetti di un consumo giornaliero di licopene introdotto sotto diverse forme sui livelli ematici della molecola, e quindi sul suo grado di assorbimento intestinale, e sulle sue capacità fotoprotettive. Per lo studio sono stati selezionati soggetti che, sulla base del colore della pelle, dei capelli e degli occhi erano definiti di fototipo II. Tali soggetti sono stati suddivisi in 4 gruppi, ognuno ricevente una diversa supplementazione giornaliera di licopene per 10-12 settimane:
- 40 g di polpa di pomodoro, corrispondenti a 16 mg di licopene;
- 400 ml di succo di carota, corrispondenti a 10 mg di licopene e 5.1 mg di β-carotene;
- 2 capsule di un integratore contenente 9.8 mg di licopene e 0.4 mg di β-carotene estratti da pomodoro;
- 500 ml di una bevanda contenente 8.2 mg di licopene e 0.4 mg di β-carotene estratti dal pomodoro.
Tutti i trattamenti hanno evidenziato un aumento del contenuto ematico di licopene, già evidente dopo 4 settimane di trattamento, ed anche un incremento della concentrazione di questo carotenoide a livello della cute. Parallelamente, si è osservata una diminuzione della fotosensibilità dei diversi soggetti, con una diminuzione della stessa pari al 45-50% rispetto ai valori precedenti al trattamento.
Questo studio non solo conferma il coinvolgimento del licopene nella protezione della pelle dall’azione dannosa dei raggi UV, ma evidenzia la pari efficacia tra l’introduzione del carotenoide con un integratore o con alimenti.
A cura della prof. Alessandra Bordoni (Dietologa), e dr.a Marta Baldini (Esperta in nutrizione ed attività fisica )
Riferimenti Bibliografici Stahl, W. and H. Sies (2007). “Carotenoids and flavonoids contribute to nutritional protection against skin damage from sunlight.” Mol Biotechnol 37(1): 26-30.
Uso dei flavonoidi da estratto di foglie di vite rossa per il trattamento della cellulite.
La Cellulite, definita col termine di “pannicolopatia-edemato-fibro-sclerotica”, è considerata un inestetismo che colpisce circa l’80-90% dei soggetti di sesso femminile. E’ un disturbo a carico dell’ipoderma, un tessuto situato sotto il derma (pelle), che ha natura adiposa ed ha la funzione di isolante e di riserva calorica dell’organismo. La sua struttura dipende da diversi fattori come il sesso, l’età, la nutrizione, influenze ormonali, etc. Infatti, si evidenzia soprattutto in alcune regioni del corpo (cosce, glutei e fianchi), particolarmente sensibili all’azione degli ormoni sessuali femminili (estrogeni) che tendono a far ritenere liquidi e accumulare grasso.
Erroneamente si pensa che la Cellulite sia un eccesso di adiposità localizzata, mentre la vera patologia dipende da fenomeno degenerativo dell’ipoderma dovuto ad alterazioni del microcircolo che vanno ad incidere sulle sue più importanti funzioni metaboliche: le cellule adipose aumentano di volume e trattengono liquidi, mentre la microcircolazione, sanguigna e linfatica, procede con difficoltà, determinando una stasi idrica e un processo infiammatorio locale.
Sono diversi i rimedi contro la cellulite. Uno dei mezzi più usati è il classico massaggio, ma molto importante è anche seguire un’alimentazione corretta, povera di grassi e ricca di frutta e verdura. Gli antiossidanti presenti in alte concentrazioni in questi ultimi alimenti possono infatti aiutare a ripristinare la microcircolazione periferica e prevenire e/o migliorare il formarsi di cellulite. Uguale finalità hanno anche molte delle molecole antiossidanti presenti negli integratori. Gli antiossidanti in natura sono però moltissimi, e non hanno tutti la stessa attività.
Un articolo scientifico (Kalus U. et al., 2004) ha analizzato gli effetti sulla microcircolazione cutanea, sulla formazione di edemi cutanei e sulla circonferenza caviglie, polpacci e gambe di un estratto di foglie di vite rossa, ricco di flavonoidi. I flavonoidi sono molecole appartenenti alla classe dei polifenoli, di cui è nota l’attività antiossidante.
Per lo studio sono stati selezionati 71 soggetti (maschi e femmine), di età compresa tra i 32 e 72 anni, che accusavano problemi di insufficienza venosa e disfunzionalità alla microcircolazione. Tali soggetti sono stati suddivisi in 2 gruppi; uno di controllo, trattato con placebo, e l’altro cui è stato fatto assumere una dose di 360 mg/die di estratto di foglie di vite rossa per 6 settimane consecutive.
Tale trattamento ha evidenziato, già dopo 3 settimane, una riduzione significativa delle circonferenza di caviglie, polpacci e gambe rispetto al gruppo placebo. Dopo 6 settimane i risultati sono apparsi ancor più pronunciati. Parallelamente, si è osservato un miglioramento della microcircolazione cutanea con diminuzione di formazione di edemi cutanei, stasi e ritenzione idrica. Gli autori hanno inoltre constatato la totale tollerabilità del trattamento da parte dei soggetti in esame, con un ottimo grado di soddisfazione per i risultati ottenuti.
Questi dati indicano che l’estratto di foglie di vite rossa utilizzato è un metodo efficace per ridurre la formazione di edemi e di porosità venosa, e quindi anche di ritenzione idrica, importante fattore della cellulite. Anche se al momento non vi sono dati inerenti l’utilizzo di questi estratti per il miglioramento di tessuti colpiti da cellulite, questo studio indica la possibilità di una nuova soluzione naturale a uno dei problemi più diffusi nella popolazione femminile nel mondo occidentale.
A cura della prof. Alessandra Bordoni (Dietologa), e dr.a Marta Baldini (Esperta in nutrizione ed attività fisica )
Riferimenti Bibliografici Kalus Ulrich, Koscienly Juergen, Grigorov Alexandre, Schaefer Eckhard, Peil Hubertus and Kiesewetter Holger. Improvement of Cutaneous Microcirculation and Oxygen Supply in Patients with Chronic Venous Insufficiency by Orally Administered Extract of Red Vine Leaves AS195. Drugs R D. 2004;5(2):63-71.
Rossi Ana Beatris and Vergnanini André Luiz. Cellulite: a review. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2000 Jul;14(4):251-62.
Dal goloso cacao un fitocomplesso dalla poliedrica attività benefica: i flavanoli.
Il cacao è una polvere di colore bruno-rossiccio, che viene ricavata dalla pianta del cacao (Theobroma cacao), originaria dell’America meridionale, in particolare del Venezuela.
L’alta concentrazione di polifenoli, in particolare flavanoli, è la caratteristica distintiva della polvere di cacao. In passato la presenza di diverse concentrazioni di polifenoli si pensava essere esclusivamente correlata alla definizione del sapore e dell’aroma tipico di questi prodotti, ma in seguito a studi più approfonditi, essa si è dimostrata legata ad effetti salutistici, dovuti all’attività antiossidante di queste molecole. Si suppone che tale capacità antiossidante sia una delle spiegazioni per la bassa incidenza di aterosclerosi e patologie cardiovascolari nelle popolazioni indigene dell’America Centrale, tra cui è diffuso il consumo di bevande a base di cacao.
Recentemente alcuni ricercatori americani (Balzer J, et al. 2008) hanno esaminato gli effetti indotti da una supplementazione con flavanoli sulla funzionalità endoteliale in pazienti diabetici. La scelta di pazienti diabetici era giustificata dall’alta correlazione tra questa patologia e le malattie cardiovascolari.
I 40 pazienti partecipanti allo studio sono stati suddivisi in due gruppi, ognuno ricevente una diversa supplementazione giornaliera di flavanoli derivati da cacao per 30 giorni consecutivi:
- gruppo controllo = 75 mg di flavanoli/die
- gruppo trattati = 963 mg di flavanoli/die
All’inizio, dopo 8 giorni ed alla fine della somministrazione, in tutti i soggetti è stata determinata la funzionalità endoteliale (tramite valutazione della dilatazione dell’arteria brachiale), la concentrazione di flavanoli nel sangue, la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca.
Già dopo 8 giorni dall’inizio della sperimentazione, i soggetti trattati hanno manifestato un miglioramento significativo della funzionalità endoteliale ed un aumento della concentrazione di flavanoli nel sangue (da 1.47 nmol/l a 2.78). Risultati ancora più marcati si sono registrati a distanza di 30 giorni (funzionalità endoteliale aumentata di oltre il 30%). Al contrario, nel gruppo di controllo non si sono osservate differenze significative nei diversi parametri misurati. La pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e i valori glicemici si sono mantenute invariate nel corso del trattamento per entrambi i gruppi testati.
I dati riportati indicano che l’assunzione giornaliera di elevate quantità di flavanoli può migliorare la funzionalità endoteliali in pazienti diabetici. Questo risultato potrebbe essere significativo nei confronti di alcune patologie di natura cardiovascolare, come ictus ed infarti, che colpiscono con alta frequenza la popolazione Occidentale; tali osservazioni suggeriscono la possibilità di integrare la Dieta abituale con flavanoli come coadiuvanti per la riduzione del rischio cardiovascolare.
A cura della prof. Alessandra Bordoni (Dietologa), e dr.a Marta Baldini (Esperta in nutrizione ed attività fisica )
Riferimenti Bibliografici Balzer J, Rassaf T, Heiss C, Kleinbongard P et al. Sustained benefits in vascular function through flavanoli containing cocoa in medicated diabetic patients. Journal of the American College of Cardiology. 51,22;2008
La propoli, elemento ad alta concentrazione di flavonoidi, è un antico rimedio a supporto della funzionalità delle prime vie aeree
La propoli è prodotta dalle api ed è composta principalmente da secrezioni resinose che le api raccolgono sugli alberi (pioppi, abeti, olmi, betulle, ecc.) e che poi mescolano con saliva e cera.
La scoperta e l’utilizzo della propoli risalgono a tempi antichissimi, circa 6000 anni fa. I sacerdoti egiziani la usavano per mummificare le spoglie dei faraoni, mentre i medici la impiegavano per trattare le infezioni della pelle e dell’apparato respiratorio, e come cicatrizzante e disinfettante delle ferite. Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha messo in evidenza le proprietà e le azioni dei componenti della propoli, tra cui ricoprono un ruolo importante i flavonoidi, presenti per un 10% circa, che assicurano gran parte delle sue proprietà antimicrobiche.
Molto recentemente la propoli e le sue funzionalità sono state oggetto di una riesamina della letteratura. Il lavoro di Viuda-Martos e coll. (2008) valuta l’uso di un integratore a base di estratto di propoli in persone asmatiche. In questo studio, 46 persone di ambo i sessi (età 19-52 anni), colpiti da moderati attacchi di Asma da almeno 2 anni, sono stati suddivisi in 2 gruppi che assumevano un placebo o estratto acquoso di propoli (400 mg/d; propoli originaria del Sud America con una concentrazione del 0.05% di flavonoidi). Tutti i pazienti durante il periodo di trattamento mantenevano la propria regolare terapia a base di teofillina, senza assumere corticosteroidi o altri farmaci specifici. All’inizio, dopo 1 mese ed alla fine del trattamento, in tutti i soggetti è stata determinata la funzionalità ventilatoria (capacità polmonare), la concentrazione e la presenza di eventuali marker ematici di infiammazione (citochine) e il numero di attacchi d’asma notturni.
Al termine della sperimentazione, il gruppo trattato con propoli ha presentato una riduzione significativa del numero e della severità degli attacchi notturni d’asma (da 2.5 a 1 a settimana) e un’aumentata capacità ventilatoria (>50%) rispetto i valori iniziali.
Inoltre, i miglioramenti clinici descritti erano associati ad un abbassamento dell’oltre il 50% dei valori serici di citochine pro-infiammatorie. Al contrario, nei pazienti trattati con placebo non si sono osservate differenze significative nei diversi parametri misurati.
I risultati ottenuti dimostrano una forte capacità dell’estratto di propoli di agire positivamente sullo stato infiammatorio in persone asmatiche e tali effetti, secondo gli autori, sono da attribuire alla composizione del prodotto che include alte quantità di flavonoidi e acido caffeico. L’estratto di propoli, usato come integratore, appare pertanto idoneo come coadiuvante nel trattamento di stati infiammatori oro-faringei associati ad asma.
A cura della prof. Alessandra Bordoni (Dietologa), e dr.a Marta Baldini (Esperta in nutrizione ed attività fisica )
Riferimenti Bibliografici
Viuda-Martos M, Ruiz-Navajas Y, Fernández-López J, Pérez-Alvarez JA Functional properties of honey, propolis, and royal jelly J Food Sci. 2008 Nov;73(9):R117-24.
Khayyala MT, El-Ghazaly MA, El-Khatib AS, et al. A clinical pharmacological study of the potential beneficial effects of a propolis food product as an adjuvant in asthmatic patients. Fundamental & Clinical Pharmacology 17 (2003) 93–10217 (2003) 93–102.
Estratto di tè verde, un concentrato di sostanze antiossidanti
Il tè verde è una pianta arbustiva (Camelia sinensis) della famiglia delle Teacee e dell’ordine delle Guttiferali, già coltivata in Cina e in Giappone fra il IV e l’ VIII secolo d.C. Da lì si diffuse in India, in Indonesia e a Ceylon. È coltivata per le sue foglie, da cui si ottiene per infusione l’omonima bevanda. Il rituale legato al tè ha origini molto antiche; in Cina si narra che l’imperatore Shen Nung fu il primo bevitore di tè verso il 2700 a.C. Le bevande a base di tè stanno oggi trovando riscuotendo un particolare interesse da parte della comunità scientifica occidentale per la loro azione positiva sulla salute ed il benessere dell’individuo, accertata da diversi studi scientifici. Queste straordinarie proprietà del tè sono da associarsi alla ricca composizione in polifenoli, in particolare catechine (potenti antiossidanti), delle foglie utilizzate. Le catechine, oltre all’azione benefica, conferiscono al tè il caratteristico colore e sapore.
Sebbene le catechine siano conosciute principalmente per le loro proprietà antiossidanti, recentemente si sono evidenziati loro effetti anche relativamente al controllo della lipemia, che hanno enfatizzato il loro effetto benefico a livello cardiovascolare.
Uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Nutrition (Tinahones et al., 2008) si è occupata di determinare l’effetto a breve/medio termine di un estratto di tè verde sulla funzione vascolare e sui livelli di LDL ossidate circolanti in donne sane (età media 35 anni). Lo studio è stato condotto su un campione di 14 soggetti, che sono stati valutati dopo 7 giorni di trattamento con placebo, e dopo 5 settimane di integrazione giornaliera con un estratto in capsule di tè verde. L’estratto utilizzato aveva un contenuto medio di 375 mg di catecolo, principalmente epigallocatechingallato (EGCG) e di 150 mg di caffeina. Al termine di entrambi i trattamenti, in tutti i soggetti sono stati analizzati i livelli plasmatici di colesterolo totale, colesterolo LDL ed HDL, trigliceridi e l’entità di ossidazione delle LDL, ed è stata valutata la funzionalità vascolare a livello dell’arteria brachiale.
L’assunzione dell’estratto di tè verde ha determinato, rispetto al placebo, una riduzione del 37.4% della concentrazione di LDL ossidate, sostanze che hanno un ruolo chiave nello sviluppo dell’aterosclerosi, e un miglioramento della funzionalità vascolare, incrementando del 50% circa la dilatazione flusso-mediata dell’arteria brachiale. Inoltre si è registrata una riduzione significativa della concentrazione di trigliceridi, mentre è rimasta inalterata quella di HDL.
Questo studio conferma il possibile ruolo positivo delle catechine del tè in ambito cardiovascolare, già a breve termine, in una popolazione femminile. Tali effetti sono stati raggiunti utilizzando un estratto di tè, in quanto esso presenta una concentrazione in catechine molto più elevata rispetto a quella presente in una tazza di infuso di tè. Per arrivare a tali concentrazioni occorrerebbe consumare quantità elevate della bevanda, abitudine non molto diffusa in Italia. L’utilizzo di estratti di tè o di fonti concentrate di catechine potrebbe, pertanto, essere utile.
A cura della prof. Alessandra Bordoni (Dietologa), e dr.a Marta Baldini (Esperta in nutrizione ed attività fisica )
Referenze
Tinahones FJ, Rubio MA, Garrido-Sánchez L, Ruiz C, Gordillo E, Cabrerizo L, Cardona F. Green tea reduces LDL oxidability and improves vascular function. J Am Coll Nutr. 2008 Apr;2 (2):209-13.